Prologo
      La storia di Frou Frou
La storia che ci accingiamo a raccontare è molto triste. Riguarda un ragazzo ormai alle soglie della maturità, che si aggira come un disperato per le valli di Piemonte e Valle d’Aosta. Quando l’abbiamo conosciuto si era radicato alla foresteria del rifugio Mila, presso il Parco Nazionale del Gran Paradiso. La splendida cornice delle Alpi Occidentali, gli dava una ragione in più per continuare a vivere, lontano dalla sua amata terra natia, Napoli. Affetto dalla “Sindrome di Peter Pan”, gli psicologi che lo hanno analizzato riscontrano in lui varie problematiche di grado rischioso, come ad esempio la cleptomania da cioccolata e marmellata. Di solito il soggetto si apposta in cucina, vicino alla dispensa per cogliere l’attimo, quando il desiderato oggetto del piacere viene portato alla luce da un ignaro consumatore. Si distingue per prolungati periodi in bagno, per le numerose docce fantasma e per l’odore sulfureo mefistofelico. Non da ultimo, dobbiamo citare la forte spinta sessuale, che lo porta ad abbordare ogni femmina della specie umana in un raggio di duecento metri.
Ma andiamo con ordine.
Alla veneranda età di trenta anni, il nostro soggetto lascia la sua città “Napoli mille colori”, per approdare con veemenza nella grigia Torino bianconera. Qui conosce numerosi indigeni che lo accolgono a braccia aperte. Il risultato è visibile nella valigia e nello zaino del nostro beniamino. Subito si erge a paladino degli animali indifesi, guadagnando il plauso e il rancio dei guarda parco. Il nostro eroe miete amicizie utili per il suo periodo di volontariato, deve ottenere cibo in vista dell’inverno, per questo motivo qualcuno lo definisce “la marmotta di Napoli”. Si distingue nei pranzi e nelle cene per la spiccata capacità del suo ventre, a contenere le prelibatezze preparate dagli altri volontari giunti da ogni regione (Viva L’Italia!). Superba e celebre rimarrà la sua caduta presso il tendone della festa paesana di Noasca, quando si affretta a prendere parte in una foto, mentre con le mani arraffa tre piatti di pietanze calde appena giunte dalla cucina. Durante la stessa festa, tentava più volte l’approccio alle ragazze del gruppo, ottenendo secchi e disgustati rifiuti. La sua tattica di avvicinamento è molto semplice: circuisce la preda femminile con vaghi e inconsulti giri di parole, le cinge i fianchi con le braccia, da cui una mano scivola sul sedere della malcapitata. La prima volta è riuscito miracolosamente ad evitare che la preda chiamasse i Carabinieri; la seconda volta ha persuaso la ragazza a non chiamare il picchiatore in fondo al tavolo.
Il soggetto Frou frou, alias Flavio, alias Fulcro, alias Fungo, alias Fulco tenta con solerzia di raccogliere punti preziosi, con l’obiettivo di diventare un giorno capo campo, e decidere quindi del destino altrui. Per tale motivo si offre volontario per le missioni più pericolose, come ad esempio regolamentare il parcheggio al Lago Serrù, gestire la cucina della foresteria volontari, guidare con passo sicuro tutte le più feroci salite in quota. Inoltre, ha giocato la carta delle raccomandazioni, offrendo prestazioni sessuali alla capo campo in cambio di “favori” in sede di valutazione. Purtroppo per lui ha solo raccolto manifestazioni di rifiuto e minacce di querele.
La sua frase simbolo è “..su ragazzi non scherziamo..!” ogni volta che qualcuno cerca di avvicinarsi a lui con una coperta e lo sguardo minaccioso. Numerosi testimoni affermano di averlo visto aggirarsi di notte attorno la cucina, poi di averlo notato rifugiarsi in bagno con molta fretta. Un anima pia ha avvisato il Simap (Servizio igiene mentale e assistenza psichiatrica) in preda alla compassione. Liberato su cauzione, pagata dalla capo campo detta “camoscio woman” che inoltre gli elargiva quotidiani e ripetuti passaggi in auto su e giù per la vallata, il soggetto Frou Frou ha ripreso immediatamente servizio con grande gioia e soddisfazione di tutti i volontari. Nel frattempo però qualcuno aveva dotato il frigorifero di chiusura di sicurezza e doppio lucchetto. Frou Frou non si dava per vinto, durante un momento di disattenzione sono scomparsi due salami, tre barattoli di marmellata, dodici salsicce, cinque pezzi di formaggio (toma piemontese, fontina, grana padano, caprino, brie). Il giorno dopo Frou Frou chiedeva al gruppo di volontari di osservare il digiuno, per espiare le colpe commesse durante il lavoro in quota. Il gruppo compatto come non mai si è rivolto ad un prete esorcista. La foresteria del rifugio Mila è stata messa in quarantena, tutti noi abbiamo dormito all’addiaccio, presso la Casa Reale di Caccia al Gran Piano (2.222 metri), dove la nebbia era sola signora e padrona. Considerata la grande fame, in stile profugo francese dalla campagna napoleonica di Russia nel 1812, i volontari sopravvissuti danno fondo alle riserve alimentari racimolate. Grande lo sgomento quando abbiamo appreso che dei due chili di spaghetti aglio olio e peperoncino calabrese cucinato dal nostro cuoco ispanico (Massimo il calabrese), ne rimanevano solo circa trenta grammi a testa. Per l’occasione infatti Frou Frou aveva sottratto con perizia il pentolone, lasciando a tempo di record solo la quantità sopra indicata. A sua insaputa, i volontari si coalizzano per un colpo di stato all’interno della dittatura gastronomica del Frou Frou. L’intenzione è di defenestrare lo scomodo despota, con una “gabana” notturna. Come tutti sanno, “gabana” in dialetto romagnolo significa giacca, mentre l’espressione idiomatica “fare una gabana a qualcuno” significa coprire il soggetto con una giacca o una coperta e battere con violenza. La frangia del parlamento dei volontari vota la mozione con il seguente risultato: la parte tosco romagnola è favorevole, la parte calabrese vota a favore con riserva (sono da definire i compensi dell’operazione), la parte siciliana si astiene; il vertice piemontese vota contro indicando le scarse probabilità di successo. Con i voti favorevoli dell’asse toscano – romagnolo – calabrese, il commando si prepara all’azione alle ore 22:11 dello stesso giorno. La trappola è preparata con cura e dovizia di particolari, in modo da non lasciare nulla al caso, ma soprattutto nessuna via di uscita al dittatore Frou Frou. Coricatosi in mezzo a due letti a castello si concede il meritato riposo. Nel mentre del sonno il commando entra in azione.. purtroppo il soggetto si era cautelato rilasciando attorno a sé una cortina di gas repellenti. Al grido “si salvi chi può!” i componenti del commando ripiegano nelle retrovie, denunciando il fallimento dell’operazione. Il Frou Frou dopo aver guardato l’orologio, decide che è un buon momento per un accoppiamento occasionale. Guidato dal suo istinto sessuale altamente spiccato, allunga la mano sinistra al giaciglio della calabrese (detta “spippolatrice” per la sua ottimale capacità di spedire 420 sms in 3 minuti netti). La preda non gradisce, di scatto si ritrae e chiede aiuto. Siamo stati costretti a farle posto sulla branda più alta e a mettere al suo posto Geppo “lo stambecco” armato di clava chiodata. Con perizia napoletana è riuscito ad evitare tutte le violenze programmate, per placare i suoi istinti primordiali.
Il giorno seguente si riunisce di nuovo il parlamento clandestino dei volontari, che deve decidere di organizzare un nuovo assalto. L’occasione si presenta più che mai ghiotta, l’aperitivo serale cui il nostro soggetto non rinuncia mai. Si decide di intervenire dopo la bevuta, quando il soggetto accusa i fumi dell’alcool, più precisamente durante la partita di biliardino.
Usanza e costume dei volontari è passare sotto il biliardino in caso di sconfitta. Si decidono le squadre i modo da pilotare la sconfitta del despota, farlo passare sotto al biliardino, quindi assalirlo con coperta e violenza. Il caso ha voluto che quella sera la porta difesa da Frou Frou fosse inviolabile, anche da attacchi a mano aperta, incredibile. A fine partita, come ringraziamento Frou Frou accende un cero a San Gennaro. Si decide per un ultimo, estremo tentativo: sottrazione dei viveri al despota Frou Frou. Uno dopo l’altro scompaiono marmellata, cioccolata, formaggio, salsicce, verdure dal frigorifero. Il dittatore Frou Frou non batte ciglio, non si preoccupa minimamente dell’accaduto. I giorni seguenti sono veramente magri per gli eroi della foresteria al rifugio Mila, stoici devono mantenere un contegno dignitoso lamentandosi con decoro di fronte la mancanza pilotata di generi alimentari. Al terzo giorno di privazioni, un infiltrato riesce a capire come mai il Frou Frou non abbia problemi di appetito: ¾ dei viveri della settimana prima sono stati ben immagazzinati sotto il letto, nello zaino e nelle valigie della marmotta di Napoli. Il parlamento secessionista dei volontari scioglie il commando, dichiara fallita la mozione del colpo di stato.
Da quel momento, i rapporti con Frou Frou sono congelati, ognuno si riserva di rivolgersi alla marmotta di Napoli con molta parsimonia e distacco. Durante tutte le attività quotidiane, i volontari lasciano solo il Frou Frou, il quale senza paura cerca riparo e sostegno sotto le ali sicure di Simona, nume tutelare e fulgida stella della Valle Orco, signora di tutte le escursioni. Sulla bacheca della foresteria compare un comunicato stampa che recita: “Mai mettersi contro un napoletano, perché ne sa una più di Belzebù. PS: comunque è facile fare il finocchio con il culo degli altri”.

La triste storia di Frou Frou finisce qui, perché è finito il campo di volontariato e perché nessuno ha seguito il nostro eroe al suo rientro a Napoli. Siamo sicuri che altre avventure di Frou Frou aspettano di essere raccontate, perciò se siete al corrente di altre storie che lo riguardano siate buoni, metteteci al corrente!!

Firmato:
Il Parlamento secessionista dei volontari di Valle Orco
Il commando notturno