Prologo &224;
25 agosto ’05 giovedì
Giorno libero, si va tutti al Gran Piano (2.222 metri)
Sveglia con molta calma alle 8:30, oggi è il nostro giorno libero. Ci prepariamo per andare tutti assieme al Gran Piano dove passeremo la notte. Claudio e Geppo iniziano la giornata nel migliore dei modi, mettendo di soppiatto una grossa pietra (losa) da circa 4 chili nello zaino di Cinzia. Dopo la colazione, c’è la preparazione dei panini e la spartizione dei generi alimentari, per stasera e domani. Usciamo quando sono ormai le 10:00. Cinzia prende lo zaino che di colpo le cade di nuovo a terra, è troppo pesante. Le risate attorno si fanno più insistenti così come lo stupore di Cinzia, che si chiede cosa mai ha messo là dentro. Per capirlo deve svuotare completamente lo zaino, ogni commento diventa superfluo. Inizia così una faida interminabile. Fuori il tempo è incerto, nuvole e sole si alternano repentinamente, l’aria è fresca. Passiamo dal paese per caricare il pane, riesco a prendere francobolli e l’immancabile cioccolata. Pochi metri più avanti raggiungiamo l’imbocco del sentiero, che un cartello indica essere del III Reggimento Alpini Brigata Taurinense. Si parte con una bella salita, i polpacci hanno il lavoro servito. Passiamo nel bosco di larici, a terra radici e grossi sassi insidiano le mie caviglie. Ben presto ci dividiamo in due gruppi, davanti acceleriamo il passo e da subito incontriamo le mucche, che sentivamo muggire da basso. Incontriamo Dario e famiglia, ma non vanno anche loro al Gran Piano, bensì al Rifugio Giraudo. Arriviamo al primo bivio, ci sono dei ricoveri per le pecore, ci fermiamo ad aspettare gli altri. Durante la sosta io Claudio e Geppo tentiamo di mettere sotto pressione Fulvio, che da buon napoletano non si scompone. Si alza il vento, siamo stati troppi minuti immobili ed ora che ripartiamo percepisco una notevole difficoltà, i miei muscoli sono troppo freddi. Il sole è nascosto dietro una pesante coltre di nubi, il sentiero si fa sempre più impegnativo, inizio a sentire un po’ di stanchezza insolita, vuol dire che ho già consumato la marmellata della colazione. Tiro fuori dallo zaino la cioccolata e l’addento con voracità, ne sento un gran bisogno. Il beneficio che mi da è immediato, riprendo subito le forze, ma contemporaneamente accuso una sete da cavallo. In testa al gruppo rimaniamo in tre Barbara Geppo e io. Ormai è passata l’una ma non siamo ancora in vetta. Aspetto che arrivi Cinzia e le chiedo dove ci saremmo fermati, mi risponde che me ne sarei accorto da solo più avanti. Manca poco pare, il sentiero però non si appiattisce mai. Alla fine, dopo una bella sudata raggelata dal vento, arriviamo in cima. Il freddo si fa più intenso ora che siamo fermi, dobbiamo indossare la giacca vento. Cinzia ci consiglia di arretrare un po’ sul prato, in modo da ripararci meglio. Oltre il passo non si vede nulla, la nebbia copre tutto. E’ di nuovo l’ora della cioccolata. Quando tutti sono arrivati apriamo gli zaini e dividiamo i viveri. Qui viene il bello, vale a dire la rissa per la mortadella. Da vera carogna Claudio mi apostrofa poiché, secondo lui, prendo troppa mortadella per il mio panino. Da buon furbastro allunga la mano e me ne ruba qualche fetta. Il problema è che Massimo guarda storto me e non Claudio. Lo scherzo non viene capito e ci vado di mezzo, proprio come l’affettato nel panino. A nulla serve la mia buona fede nel momento in cui propongo a chi ne vuole di mettere mano nel mio panino. Claudio oggi è in formissima non c’è che dire. Il relax dopo pasto è un’occasione buona per fare qualche foto e allentare la tensione da mortadella. Il vento si fa insistente, ci conviene ripartire. Claudio e Geppo rispolverano l’idea mattutina del sasso, inventano un nuovo sport: porta la pietra nello zaino. Alcuni se ne accorgono ma il giochino continua a lungo. Arriviamo ad una cascata, facciamo rifornimento d’acqua. In mezzo alle pozzanghere spunta una grossa rana gialla, impegnata a fare la doccia fredda. Le attenzioni insistenti la fanno propendere per la fuga. La nebbia e il freddo non ci mollano, non si vede nulla a parte il sentiero un metro tutto intorno. Più avanti ci aspetta un guado, neppure troppo impegnativo, la situazione suscita però divertenti scherzi con l’acqua. Il sentiero è ancora lungo, la visibilità arriva ora a cinque metri. Poco più avanti iniziamo a scendere, ciottoli e sassi, nebbia. Raggiungiamo un ponte di legno, molto caratteristico su un torrente carico d’acqua. E’ un’altra sosta obbligata per le foto. Risalendo per lo stretto sentiero si sente il rumore di una moto sega, è il guardaparco che prepara la legna per la notte. Ci riceve un po’ distratto e burbero, si assicura che nessuno si metta a tagliare altra legna perché al turno precedente “qualcuno”, nonostante il divieto, gli ha tagliato malamente tutta la catasta, nessun pezzo era adatto ad entrare nella stufa. Più tardi abbiamo saputo chi era quel “qualcuno”. Il cane da pastore tedesco del guardaparco ci gira attorno festoso, non si perde le carezze di nessuno. Finalmente entriamo nel rifugio. E’ molto bello anche se poco luminoso, è stato sistemato a regola d’arte, mi piace parecchio, potrei stare quassù per molti giorni. Accendiamo la stufa, ci sistemiamo nelle camerate e Massimo prepara il the. Fa un discreto freddo anche dentro, il calore della stufa non ha raggiunto il massimo possibile. Decidiamo di giocare a qualcosa, ma nessuno propone nulla di interessante. Ad un tratto mi scatta l’idea: giochiamo a “sibilla”! Emilia salta sulla sedia entusiasta, però dobbiamo spiegarlo anche agli altri. Ognuno prende un foglio e una penna, si scrivono frasi per ogni riga, si piega il foglio e si passa al vicino senza che possa leggere quanto scritto prima. In pratica occorre scrivere rispondendo alle ipotetiche domande: 1) chi è lui 2) chi è lei 3) dove sono 4) cosa fanno 5) cosa dice lui 6) cosa dice lei 7) cosa dicono gli altri. Alla fine i biglietti piegati completamente si mescolano e si leggono a turno, pescandoli da un contenitore. Il risultato dovrebbe essere divertente, se tutti si sono lasciati trascinare dall’estro e dalla fantasia. Risate poche, il risultato lascia poco soddisfatti, notiamo poca fantasia.. forse è la stanchezza. Bene, gioco bocciato, dopo alcuni tentativi giusto per passare il tempo. Alle 18 circa, ci dividiamo i compiti per la preparazione della cena (spaghetti) e per il lavaggio. Con mia somma fortuna non ho evitato il lavaggio dei piatti. Massimo, cuoco ispanico calabrese procede con il condimento a lui molto congeniale, aglio olio e peperoncino, gradito dalla maggioranza. La serata evolve in stanchezza, poche proposte, prevedo una veloce ritirata in branda. Mancano pure le carte. Cinzia ci da la temuta notizia, domattina dobbiamo lasciare il rifugio alle 6:00 ciò significa sveglia alle 5:00. L’attacco del sonno si fa sempre più pressante, poi dopo questa bella notizia non so che dire. La cena mi ristora un poco, fame tanta ma pochi viveri di conforto, marmellata e cioccolata servono per la colazione. La decisione più sensata era di chiudere il sipario al massimo alle 22:30 invece mi accorgo bruscamente che non si può. Mi dirigo pieno di speranze all’indirizzo del mio sacco a pelo, appena apro la porta l’amara sorpresa: Fulvio si è accampato con stile profugo in mezzo ai due letti a castello, impedendomi l’accesso. Dietro di me entra Claudio, che con occhiate sibilline e risatine mi comunica di aver compreso subito il problema. Quando entrano Geppo, Emilia e Viviana inizia uno spettacolino durato fin oltre le 24:00. All’unisono si levano voci di protesta contro la posizione di Fulvio, che risponde di non comprendere il problema. Notando l’avanzare della confusione, Viviana pensa bene di traslocare nella stanza attigua. Con estrema fatica ma anche con sonore risate riusciamo a prendere posto. Fulvio non si sposta di un millimetro. Claudio piano piano si scatena, getta benzina sul fuoco dello scontro, più o meno velato. A prima vista pare che ci si stia per scannare, invece non è così; forse a causa della serata sotto tono, abbiamo preso al balzo l’occasione buona per fare confusione. Ad un tratto ci accorgiamo delle avances esplicite di Fulvio ad Emilia, che non gradisce. Emilia tenta in tutti i modi si difendersi e chiede aiuto. Non riesco a capire se Fulvio lo faccia apposta per attirare l’attenzione, oppure se è realmente attratto ed eccitato. Ad ogni modo scatta la contro offensiva: Emilia deve spostarsi in alto sulla branda di Geppo, che va a mettersi al piano terra. Per fare smettere Fulvio ci sono venute in mente le idee più strane e violente, ma il risultato più concreto è di accrescere il rumore, con il rischio altrettanto concreto di beccarci il rimprovero di Cinzia. Non tarda molto la lavata di capo, con le solite motivazioni (stupidi, senza cuore, immorali, senza rispetto, rompiscatole, ecc. ecc.). Indovina un po’ chi si carica la colpa dello spettacolino? Facile, io medesimo, tra le grasse risate di Claudio e Geppo. E’ inutile il tentativo di persuadere Cinzia che io non avevo responsabilità oggettive in quel frangente, stavo solo ridendo e neppure così fragorosamente. Considerata la condizione, ormai sono diventato il colpevole, tanto vale guadagnarsi la fama: rappresaglia a Fulvio. Continuiamo nel caos ancora per parecchio, almeno fino a quando sentiamo aleggiare una strana puzza per la stanza. Claudio sostiene di sapere da dove arriva il curioso fetore. Alla fine nella nostra stanza dormiamo in maglietta per il caldo, in quella accanto con i maglioni per il freddo polare.

26 agosto ’05 venerdì
Ritorno dal Gran Piano
Come da copione sveglia alle 5:00, sento tutte le articolazioni irrigidite. In fretta dobbiamo prepararci e sgombrare. Una misera colazione non mi riscalda dal freddo alpino antelucano, siamo tutti ancora troppo addormentati per fare commenti sulla notte precedente. Il nostro amico guardaparco si appresta a chiudere il casotto, ancora non è l’alba. La nebbia è sparita, ci sono le stelle, si prospetta una bella giornata. Alle 6:00 inizia finalmente ad albeggiare, porto fuori lo zaino e vado con Claudio sul pendio a fare qualche foto. L’aria è naturalmente ancora molto fredda, le nuvole coprono come una coperta azzurra l’intera vallata, mentre il cielo diventa di colore rosso e azzurro. E’ uno spettacolo unico, in particolare il ghiacciaio e le rocce altissime davanti a noi, hanno assunto gli stessi colori. Scendere ora senza la coltre nebbiosa, ci permette di vedere perfettamente tutto. Ormai ci siamo quasi tutti sul pendio, sembriamo delle marionette in bilico tra questa vita e un altra. Ci tocca scendere, è ora di decidere quale sentiero prendere per tornare indietro. Ci dividiamo le masserizie, io prendo la marmellata rimasta. Dopo pochi minuti Fulvio mi punta come un cane da caccia, vuole la marmellata. Addita la motivazione che deve andare al rifugio Giraudo, afferma di avere bisogno di energie. Passo al contrattacco, gli dico che si sbaglia, non ho nessuna marmellata. Questo scambio noioso continua per alcuni minuti, poi mi rompo l’anima e mi allontano. Considerato che è l’ultimo barattolo rimasto, se lo consegno al famelico Fulvio poi cosa rimane per domani mattina? Ripassiamo sul ponte del giorno prima, magnifico, chissà se era già in piedi all’epoca del Re. Ben presto ci dividiamo in due gruppi, più per le velleità fotografiche che altro. I camosci corrono veloci in tutte le direzioni sui pendii, al primo rumore scattano via veloci, hanno un buon allenamento. Avanti cento metri notiamo uno splendido esemplare di stambecco anziano, che se ne sta beato su una grande roccia. Rimane immobile nonostante tutto il baccano che facciamo. Alla seconda sosta siamo di nuovo tutti assieme. Claudio e Geppo lanciano la proposta di comprare un bel po’ di carne da cucinare al ritorno. Le ragazze si dimostrano contrarie, in pratica la proposta “ciccia” è accolta solo da me, Claudio, Geppo e Massimo. Fulvio all’inizio sorvola, è in forse, poi invece quando abbiamo chiuso la trattativa con la parte femminile del gruppo, vuole pure lui salsicce e spiedini. Si solleva un coro di no nel mezzo di risate, Fulvio comincia a temere di essere stato definitivamente escluso dal “bistecca party”. Meglio proseguire, è il consiglio di Claudio. Arrivati al bivio per il rifugio Giraudo, Massimo e Fulvio si separano da noi e risalgono in quota, per arrivare a oltre 3.000 metri e poi ridiscendere al rifugio Mila (sede della nostra foresteria). Dopo le cascate il gruppo si divide, le ragazze rimangono indietro a fare chiacchiere e foto, mentre noi allunghiamo il passo. Quando arriviamo al punto del pranzo del giorno prima, ci concediamo qualche minuto di riposo e aspettiamo il resto della truppa. L’attesa si fa abbastanza lunga, almeno 20 minuti. Ripartiamo dopo che il sole ci ha scaldato, mentre il vento ci ha raffreddato la parte del corpo all’ombra. Perdo il contatto con Claudio e Geppo che corrono veloci giù per il sentiero. Arrivo all’imbocco del sentiero con Emilia e Sabrina. Ad un tratto passa Claudio con Geppo in auto, un sorrisone soddisfatto stampato in faccia, hanno caricato la carne. Fame e doccia sono i primi e impellenti bisogni da soddisfare. Intanto di Massimo e Fulvio nessuna notizia. Considerando che le ragazze si erano fermamente opposte all’acquisto di braciole e spiedini, Claudio e Geppo decidono per l’ostracismo più completo. Inizia così la faida, feroce, che tuttavia noterò subito dopo la doccia ristoratrice. Le ragazze hanno cucinato le verdure, non permettono a nessun altro di prenderne, salvo ottenere in cambio un congruo pezzo di carne. All’inizio ignoro la contesa, ancora immerso nel tepore della doccia, mi affaccio sulla tavola imbandita e vado per prendere le zucchine cotte.. si scatena il putiferio! Claudio e Geppo mi accusano di alto tradimento, ignorando il fatto che sono all’oscuro di tutto! Rischio l’osso del collo quando consegno a Cinzia il peperone estratto dal mio spiedino (Cinzia è vegetariana), per non parlare del momento in cui lascio volutamente incustodite le mie patatine fritte. Claudio e Geppo si scagliano ferocemente ma vengono redarguiti e bersagliati pesantemente da Emilia e Barbara, che si avventano sui loro spiedini di carne. La situazione degenera velocemente e completamente quando Claudio getta l’acqua dalla caraffa addosso ad Emilia, Geppo lo imita lavando Barbara. La foresteria si trasforma in una bolgia, la cucina è allagata, il bagno è sotto assalto all’arma bianca, sono erette barricate, io sono messo all’indice per tradimento. La calma torna solo molto più tardi, quando dopo le 16:30 circa tornano Massimo e Fulvio. Cinzia nel frattempo era uscita per motivi di servizio, Claudio esce pure lui. Gran confusione, decido di uscire pure io con le cartoline da spedire. Senza nemmeno farlo apposta, ci troviamo tutti al bar, o meglio fuori sulle panchine a godere di un timido raggio di sole. Noto una sorta di buco temporale fino a sera, in programma c’è la cena a base di polenta o pizza in un ristorante del paese. Sento farsi più grande e pressante una certa stanchezza fisica, anche se riesco a tuffarmi beatamente nei miei libri. Il pomeriggio scorre anonimo, con numerose scorribande di Geppo che continua a darmi del traditore, evito pietosamente il confronto grazie al tresette e alla briscola. Quando arriva l’ora di uscire per la cena mi coglie una certa riluttanza, preferirei rimanere immerso nel mio sacco a pelo. Claudio mi trascina fuori dalla foresteria e a forza mi carica in auto. Pochi chilometri e arriviamo a destinazione. La stanchezza sovrasta il mio solito proverbiale appetito, ordino un piatto di polenta “concia”, pietanza tipica del posto, ripiena per così dire di formaggio. Serata abbastanza lenta, senza troppi punti di nota. Claudio passa molto del tempo fuori al telefono, Cinzia entra ed esce proprio perché dentro il locale il cellulare non ha campo di ricezione. Valerio il guardaparco si gode la pizza, in pochi minuti il piatto è vuoto, terminiamo in fretta anche i discorsi più interessanti. Dopo le 22 inizia a serpeggiare il desiderio di tornare alla foresteria, di lì a poco la mia idea è accolta inconsciamente, paghiamo e usciamo. La serata finisce così come è iniziata, senza colpi di scena, d’altronde ce ne sono stati troppi all’ora di pranzo per via della carne.

27 agosto ’05 sabato
Ultime escursioni
E’ il penultimo giorno con le ultime escursioni, sinceramente non mi è bastato, vorrei rimanere quassù per altri dieci giorni almeno. La sveglia urla alle 8:30, ma la stanchezza si sente lo stesso. Secondo le previsioni doveva essere una bella giornata, invece arrivano le nuvole minacciose come sempre. Dopo i soliti preparativi, panini inclusi (ormai ho veramente il fegato a forma di panino), usciamo per tornare sul Colle del Nivolet. Arrivati in quota al Lago Serrù ci dividiamo: io rimango con Claudio, Viviana Fulvio e Barbara (ormai pattuglia fissa) prendono il sentiero prima del rifugio Chivasso – Belvedere, gli altri con Cinzia vanno al Lago Nero. Le condizioni climatiche rimangono instabili, le nuvole corrono prospettando non solo pioggia. Subito ad inizio sentiero il piede destro inizia a farmi un gran male, è proprio una giornata fortunata. Con Claudio parlo di tutto, è un buon interlocutore, ogni tanto devia e parla con enfasi, mi diverte parecchio. Spuntano marmotte dietro ogni sasso e da ogni buca, sembra di stare in un allevamento per quante ce ne sono in giro. Decido di lasciare la foto camera fuori dalla custodia, devo assolutamente fotografare questi grassi roditori. Gradualmente aumentano il freddo e le nuvole, e diminuiscono i turisti. Riusciamo a vedere sempre di meno le cime innevate davanti a noi. Claudio mi racconta della sua nuova casa, che sta ristrutturando, mi rallegro con lui, chissà che non partecipi all’inaugurazione tra qualche tempo, magari con una bella festa tosco-romagnola. Sono le 12:00 il tempo peggiora di brutto, mezz’ora dopo siamo colti dalla pioggia, senza avere il tempo di pranzare (con i nostri mesti panini). Dopo le comunicazioni di rito con Cinzia è silenzio radio, rientriamo in tutta fretta al rifugio, c’è pericolo di fulmini. Naturalmente il mio k-way nuovo non tiene nemmeno una goccia di pioggia, sono obbligato a farmi una nuova doccia alpina all’aperto, a sette gradi di temperatura ambiente. Sono bei momenti. Appena arrivati al Rifugio Savoia Claudio si attacca di nuovo alla radio, Cinzia ci consiglia di tornare indietro a prendere l’altro gruppo (Barbara, Viviana e Fulvio), ci incontreremo in paese. Claudio bofonchia qualcosa ma non capisco, una pacca sulla spalla e mi pare riprenda serenità. Il freddo e la pioggia non risparmiano nessuno, infatti quando siamo davanti ai tre viandanti noto perfettamente smorfie di disagio. Claudio li carica in auto senza troppi complimenti, ingrana la prima e si riparte. Prima di arrivare al bar, punto di incontro, passiamo dalla foresteria per il cambio d’abito dei tre viandanti; io e Claudio rimaniamo dabbasso a mangiare i nostri panini ormai congelati. L’arrivo al bar è salutato con molta felicità, mi tuffo immediatamente nella lista delle cioccolate, antidoti contro più di una carenza. Fino ad ora penso di avere consumato non meno di tre o quattro chili di cioccolato, nelle sue varie forme in commercio, distribuiti in dodici giorni senza eruzioni di brufoli. Mentre mi gusto il “dolcetto” sento una compagnia familiare, mi giro e scopro la televisione accesa! Se c’è un elettrodomestico di cui faccio volentieri a meno è proprio la televisione. Alle 18:30 circa decidiamo di levare le tende, è ora di pensare alla cena (risotto). Nel frattempo leggo un po’. La cena slitta per motivi diciamo organizzativi, gli scherzi si sprecano: peperoncino infilato ovunque, così come le pietre che vanno ad insinuarsi in ogni zaino. Claudio, Geppo, Emilia, Barbara ed io siamo coinvolti in scaramucce. La vicenda degenera quando compare un pennarello nero nelle mani di Claudio. Cinzia si trova sua malgrado sotto una mischia da rugby, con Claudio e Geppo che tentano di segnarla come fosse una mucca. Tutta la foresteria diventa un’enorme bolgia, di nuovo. Sono convinto che gli altri ospiti del rifugio non vedano l’ora che finisca il campo di volontariato. Finita la cena alle 21:30 circa, vengono sedate le ultime risse, quindi ci spostiamo di sotto al bar del rifugio Mila. Valerio il guarda parco ci accoglie mostrandoci le cartoline della sua prossima attività escursionistica in Sud America. Fulvio scova chissà dove il visual game e convince tutti tranne me e Claudio a giocare, Viviana invece ha preferito abbracciare Morfeo in branda. Io preferisco sfidare Claudio agli scacchi, o meglio è lui che mi sfida e vuole battermi ad ogni costo. Emilia abbandona visual game e si mette di fianco a Claudio, portandogli una gran fortuna, è sua la prima partita. La seconda mi vede vincitore, Claudio per questo indica Barbara che era giunta nel frattempo di fianco a me. Claudio vuole convincermi a giocare la terza partita, io invece non gli concedo questa soddisfazione, ritorno di sopra a dormire.

28 agosto ’05 domenica
L’ultimo giorno, al Nivolet
La sveglia mi coglie impreparato, forse ieri sera sarebbe stato meglio coricarsi prima. L’ultimo giorno comincia con un bel trauma mattutino. Alle 7:00 tutti in piedi in assetto antisommossa, ci aspetta il Lago Serrù col suo bel parcheggio, nonché la regolamentazione del Nivolet, ormai siamo pratici. La colazione mi rende stranamente arzillo, infilo qualche battuta di spirito... Cinzia non gradisce gran che e mi apostrofa per benino. Vabbé, no problem posso capire, per lei è stato un lungo periodo in prima linea. Io invece comincio di nuovo a pensare a casa, ai miei casini che chiedono di nuovo spazio. La giornata è splendida, il sole è alto sulle montagne, poche nuvole all’orizzonte. Sulla mia Yashica monto un 400 Asa, sono ispirato da alcune istantanee panoramiche. Alle 8:45 siamo già al lago, quasi in contemporanea arrivano anche le guide, il primo bus navetta, i turisti e il freddo. Sono stato passato al ruolo di parcheggiatore assieme ad Emilia e Sabrina; al parcheggio superiore sono confinati Claudio, Massimo e Fulvio. Barbara è addetta al solito ai questionari, Geppo e Viviana salgono in quota. Episodi strani e rimarchevoli affiorano solo nella tarda mattinata, quando sappiamo che Fulvio si lamenta di essere costretto a lavorare anche per Claudio: le risate scrosciano libere. Dalle 13:00 alle 14:30 Claudio e Massimo si assentano per andare al rifugio vicino, a mangiare il camoscio. Tornano ben soddisfatti e con passo lento... Alle 15:00 Geppo mi ricorda di prendere la radio dallo zaino, c’è la prima giornata di campionato, il moto mondiale e la formula uno. Cambio continuamente stazione ma parlano tutte di calcio. In compenso il tempo peggiora. Di li a poco, con vari testimoni al mio attivo, trovo da discutere con un tipo alquanto snob (fighetto) alla guida di una porche, accompagnato da una ragazza bionda molto avvenente stile velina televisiva. Gli consiglio di parcheggiare a destra, ma lui impettito come un tacchino tira diritto verso lo spazio bus. Tento invano di spiegargli il motivo del parcheggio a destra, per tutta risposta torna indietro dichiarando che lui può fare quel che gli pare, che si può dare tutte le arie che vuole, mi accusa di avergli detto dietro una non meglio specificata frase di scherno. Pazzoide paranoico. Passo immediatamente al contropiede e lo snobbo clamorosamente. Lui si altera in modo esponenziale, finché non vede che sono spalleggiato da almeno cinque persone, sicché innesta la retromarcia ed esce dal parcheggio. Il tempo peggiora, aumenta il freddo, sotto un cielo pesantemente coperto si fanno le 17:30. Claudio scende dal Colle del Nivolet (era salito in precedenza per dare il cambio a Geppo) a prendere l’auto. Anche Cinzia torna indietro dalla sua ricognizione pomeridiana. E’ arrivato il momento del congedo dal Colle. Tutti in cerchio, radio in mano, a turno gridiamo il saluto alla Valle Orco “i volontari salutano e se ne vanno”. Dopo pochi secondi arriva la risposta dalle guardie del Parco che ci ringraziano e ci danno l’arrivederci all’anno prossimo. Urla e saluti a braccia aperte, saltelliamo tutti come stambecchi. Massimo e Sabrina partono questa sera stessa, Cinzia Claudio ed Emilia li salutano ora perché devono ritornare al Nivolet a terminare il servizio. Prendiamo la navetta per il rifugio, dopo aver tentato ci convincere Fulvio a rimanere ancora al parcheggio per un imprecisato compito da svolgere. Per poco non ci cascava. Arrivati al rifugio aiutiamo Massimo e Sabrina con le valige e li accompagniamo di sotto ad attendere lo zio di Massimo. Dopo i saluti di rito torniamo in foresteria, la stanchezza ormai si sente. La doccia mi rinfranca abbastanza, sono quasi le 20:00. Dobbiamo fare in fretta, abbiamo appuntamento con Cinzia, Emilia e Claudio per i soliti sangria e biliardino. Mentre aspetto Geppo e altri che escano dal bagno, preparo lo zaino per domani. Alle 20:30 finalmente raggiungiamo il bar, dove incontriamo anche due delle guide presenti oggi al Serrù. Per me questa è l’ultima cioccolata nei confini del Parco. Dopo una gran quantità di chiacchiere, Cinzia si assenta per motivi di servizio, l’ora indica che è tempo di gettarci anima e corpo nel biliardino. Sfioriamo la rissa, Fulvio sfodera tutta la sua spavalderia tipica di Pulcinella. Alle 21:40 affamati e stremati ritorniamo in foresteria per la cena. In realtà non c’è rimasto gran che, solo tortiglioni, un poco di sugo lasciato da Sabrina, due uova, poco altro. La cena suicida termina alle 23:00 (!!), con il sonno caricato sulle spalle, perdo la propensione a ragionare e discutere. In previsione della sveglia antelucana delle 5:30 (!!) mi sento un pochino debilitato. Salto a piedi pari il pericolo di lavare i piatti (il solito sistema di pescare la carta più alta dal mazzo mi grazia clamorosamente, chiudo in bellezza) e attendo con molta impazienza il mio turno in bagno. Indovina chi lo occupa?? Ma che ci fa la dentro tutto sto tempo?? Nonostante tutto ciò, rilevo poca voglia di coricarmi, prendo in mano il libro del rifugio e lascio un messaggio; gli altri presenti mi seguono a ruota. Alle 2:30 mi sveglio di colpo, a causa della confusione di Cinzia e Claudio che confabulano proprio sopra la mia testa..! Se avessi più slancio li scaraventerei dalla finestra. Mi limito ad arrabbiarmi tirando due urli, dopo riscopro il silenzio finalmente.

29 agosto ’05 lunedì
Il ritorno a casa
La temuta sveglia delle 5:30 fa il suo corso, il mio scassatissimo Casio urla disperatamente dal bordo dello zaino. E’ necessario l’intervento di Barbara per svegliarmi, solo lei ha sentito il trillo. Rantolo un poco nel sacco a pelo, ad un tratto un monito mi assale: rischio di perdere tempo e la corriera per Torino. Nuoto un altro poco nell’adrenalina, finché non mi decido a piegare il sacco a pelo. Penso di aver dormito meno di cinque ore, condizione che si aggiunge al debito di sonno accumulato in quattordici giorni di campo. Nonostante questo sento tutti i muscoli reattivi. Esco dalla stanza e mi dirigo in bagno.. è occupato! Incredibile! Pure a quest’ora! In venti minuti preparo i due zaini, Barbara e Viviana sono state molto più veloci di me, sono già in cucina ad aspettare Cinzia (che ci accompagnerà alla fermata). Ricontrollo in giro per evitare di dimenticare qualche cosa. Poco dopo le 6:20 si sveglia anche Cinzia, chiede disperatamente il caffè. Alle 6:30 Barbara da la sveglia all’intera casa, nel modo più rumoroso possibile. Inaspettatamente si sente suonare alla porta, vado ad aprire. E’ Valerio passato a salutarci, dopo proseguirà per la Valsavaranche a misurare i ghiacciai. Arriva infine il momento dei saluti, il tempo corre. Carichiamo gli zaini in auto, fuori c’è il solito freddo da sette gradi, ma stamattina quasi non ci faccio caso. Il tragitto è relativamente breve, alle 7:00 in punto siamo alla fermata, abbiamo altri dieci minuti per salutare Cinzia. Mi dispiace parecchio andarmene, queste due settimane sono praticamente volate. Alle 8:10 arriviamo a Pont Canavese, disponiamo di un ora e dieci minuti per la colazione e prendere la coincidenza per Torino. Facciamo un giretto per il mercato, acquistiamo un paio di frutti a testa per il viaggio in treno (Viviana rimane al bar, non ha bisogno di viveri poiché abita vicino a Torino). Quando arriva la corriera sono al telefono, non so come ma riesco a infilare lo zaino grande nel vano bagagli e salgo. Ben presto ci rendiamo conto che l’autista guida come una scimmia ubriaca, nel traffico popolato da pazzoidi.. più volte ci scambiamo sguardi sbigottiti. A Rivarolo Canavese c’è il cambio di autista, ne sale uno più tranquillo e professionale; fornisce a Barbara il numero del tram da prendere per raggiungere la stazione Porta Nuova, senza camminare per mezza città. Quando scendiamo dal pullman in pieno centro di Torino, ci accorgiamo che gli zaini sono sporchissimi, da quanto tempo nessuno pulisce il bagagliaio della corriera? Aspettiamo in banchina il tram numero 4 per pochi minuti. E’ pieno di gente variopinta e di diversa estrazione sociale. Una signora di lingua spagnola (probabilmente sud americana) ci spiega pazientemente dove scendere. Intorno a me ci sono solo un paio d’italiani, la totalità è straniera. Il tram intanto fila veloce nel traffico, incurante di pedoni e auto. Finalmente arriviamo in stazione. Le nostre strade si separano: Viviana parte subito, Barbara cinque minuti prima di me direzione Bolzano. Nel frattempo andiamo in biglietteria e all’alimentari. Di seguito lei al binario 19, io al 10. Il viaggio tutto sommato scivola via tranquillamente. Prima mi siedo di fianco a una ragazza spagnola, poi sentendo la solita storia dei posti prenotati sull’Intercity sono costretto a cambiare. Ora davanti a me ho una bella ragazza emiliana, un po’ snob. Trovo divertenti le smorfie che fa di fronte al mio panino. Ho tutto il tempo di terminare il mio libro, mandare qualche sms e godermi il viaggio. Sento il cambio di clima, fa un caldo insopportabile e non sono neppure in Emilia Romagna. Alle 16:00 sono a casa, ma prima in tutta fretta sono passato a lasciare le foto dal mio fotografo. La felicità per il ritorno a casa è molto grande, pari alla soddisfazione per una bellissima esperienza in un luogo splendido. Mentre svuoto gli zaini e ripulisco la mia attrezzatura, saluto alcuni amici per telefono o di persona, come Piero Stefano e mio fratello Andrea. Un po’ di nostalgia mi rincorre, forse è normale. Tra due giorni potrei ripartire di nuovo, dopo essermi ripreso. Poi penso che devo preparare il viaggio a Monaco del 20 settembre. Non male questa estate.