15 agosto ’05 lunedì, ore 13:50
Partenza da Cesena.
Il treno è pieno all’inverosimile, salirci è stata una vera impresa. Alcune persone hanno litigato per lo spazio bagagli, per i posti a sedere invece nulla di grave. L’offerta delle Ferrovie sul biglietto di ferragosto ha avuto un effetto dirompente, come sempre d’altronde siamo in Italia. Prima di partire in stazione alcuni agenti di polizia hanno bloccato un treno per Ancona, ne sono usciti con due ragazzi parecchio alterati. Inizia a piovere, passa un poliziotto enorme che sarcasticamente si rivolge al capo stazione dicendo “oggi è una gran bella giornata..”.
Ho davanti circa cinque ore di treno (420 km), poi l’indomani finalmente arriverò al rifugio, contando i 70 km da sciropparmi in pulman. Non pensavo fosse così facile partire, senza scomodare la solita rima (“partire è sempre un po’ come morire”), mi meraviglio poiché oggi riesco pure a tenere a bada i soliti pensieri riguardo la mia affettività tradita, meglio così. Spero solo che non mi freghino il bagaglio. Anche stavolta ho ceduto alla tentazione di ficcare nello zaino ½ armadio, alla fine però ho lasciato a casa le solite comodità: musica, asciugacapelli, fornello da campo, accetta (?), racchette da neve, forno a microonde, il mio gatto Felipe e il bancomat; ho preso la cioccolata, due libri e la radio, non si sa mai.
In questo momento sto per entrare nella stazione di Bologna (14:30), è uscito il sole. Ecco cosa ho dimenticato: il segnalibro, la crema solare.. imperdonabile!! E’ impossibile che io non dimentichi nulla.
Alle 18:20 sono davanti al Hotel, sono riuscito a non perdere il bagaglio. Il mio momentaneo alloggio non è male, vecchio palazzo ristrutturato in stile fine ‘800. Esco per mangiare qualcosa in stazione, poi vado a vedere dov’è la sede del Parco Gran Paradiso luogo dell’incontro di domani, nonché la stazione degli autobus per Ceresole Reale. Finisco per caso nel quartiere arabo, non c’è un italiano nemmeno a cercarlo, i presenti in piazza mi guardano con parecchio stupore come fossi un animale strano. Decido di defilarmi in fretta. Dopo circa venti minuti di vagabondaggio finisco nella piazza dove c’è la sede della Provincia di Torino, con mio sommo piacere vedo il monumento al Duca Emanuele Filiberto d’Aosta, Comandante dell’invitta III Armata protagonista della vittoria contro gli austriaci nella Prima Guerra Mondiale, peccato aver lasciato in hotel la foto camera. Prendo Viale Roma orientandomi alla vecchia maniera imparata negli scout (a naso) e arrivo di nuovo alla Stazione Porta Nuova. Sono ormai le 21:30 vado in camera a godermi il meritato riposo, domani sarà una giornata lunga.
16 agosto ’05 martedì, ore 8:20
In stazione Porta Nuova a Torino, verso la sede del Parco.
Incontro Viviana, ci eravamo accordati di vederci per andare assieme alla sede del Parco Nazionale Gran Paradiso. Davanti al portone chiuso incontriamo un altro aspirante volontario, questo per lui è il secondo anno, suo malgrado lo interrogo spietatamente. Di comune accordo decidiamo di suonare il campanello, seppure non siano ancora le 9:00, intanto ci ha raggiunto un'altra aspirante volontaria. Saliamo con i bagagli due rampe di scale e con fragore molliamo il pesante fardello vicino alla porta. Una ragazza ci indirizza alla stanza adiacente dove incontriamo Simona, incaricata di seguirci nella nostra prima giornata in Piemonte. Paghiamo la quota assicurativa e ci accomodiamo nella stanza a fianco per il corso di istruzione, che dura fino alle 14:30.
Simona cambia la composizione di alcuni gruppi per il problema delle auto (almeno una in ogni gruppo). Dopo qualche indecisione viene formato anche il mio gruppo: conosco subito Claudio di Volterra (PI), che accompagno a prendere l’auto per il carico dei bagagli. Insieme andiamo alla disperata ricerca di un posto dove mangiare qualcosa, ma Torino è vuota e sorda agli appelli dei nostri stomaci. Dopo quaranta minuti di pellegrinaggio troviamo un piccolo bar, ci sediamo e iniziamo a fare conoscenza. Fin da subito comprendo che in questo gruppo c’è affiatamento, ci abbandoniamo a lunghe chiacchiere. Quando vado a pagare i miei panini, il barman mi abbottona una gran discussione sulle mie origini romagnole: afferma di amare la Romagna, bene, cerco di esaltarlo con discorsi pseudo antropologici che lui apprezza parecchio. Il tempo stringe, dobbiamo prendere il pulman. Claudio e Barbara ci precedono in auto con i bagagli. Arriviamo a Ceresole Reale attorno alle 19:30, già venti km prima abbiamo dovuto chiudere i finestrini per il notevole sbalzo di temperatura, tant’è che quando scendiamo ci viene spontaneo cercare i maglioni nello zaino. Telefono a Cinzia la nostra capo campo affinché ci venga a prelevare. Il rifugio Mila, sede della foresteria che ci ospita, è posizionato proprio davanti al lago di Ceresole, è davvero una vista bellissima. Cinzia mi apostrofa dicendomi che le devo un caffè, in quanto si è rotta la schiena portando di sopra il mio zaino, da lì è iniziata una bella amicizia. Conosciamo poi Fulvio superstite dal precedente turno, Letizia responsabile di un altro gruppo, insieme ceniamo e completiamo i riti di conoscenza reciproca. Cinzia ci spiega come funziona il servizio, le varie regole ecc. ecc. intanto Fulvio ingurgita da solo metà del vasetto di cioccolata da spalmare che ho portato appresso. Invoco la doccia e vengo accontentato, di seguito anche tutti gli altri vi accedono. A tarda ora mi preparo per dormire, sono in stanza con Claudio il toscano, Barbara e Cinzia; nell’altra stanza Geppo, Massimo, Sabrina, Emilia, Viviana, Fulvio.
17 agosto ’05 mercoledì
A Ceresole Reale (TO).
Sveglia alle 7:00 con l’Inno di Mameli che suona dal cellulare di Claudio. Ho passato una nottata un po’ strana, temevo di non dormire invece mi sono addormentato abbastanza in fretta, complice la stanchezza da spostamento. Sveglia tutto sommato tranquilla, ho ripreso conoscenza con la gioia di essere sulle Alpi. In cucina mi aspetta una colazione abbondante, sento una fame insolita: latte, pane e marmellata, se ci fosse altro divorerei pure quello. Dobbiamo stringere i tempi per prepararci e uscire con lo zaino in spalla. Nel frattempo però sono anche riuscito a fare qualche foto di rito al lago di Ceresole, fin dall’arrivo mi ha affascinato. Abbiamo ricevuto la visita di due guardaparco che ci hanno illustrato le caratteristiche del territorio circostante, nonché le prossime escursioni. Dopo le 9:00 usciamo per raggiungere il luogo di partenza, ci fa da guida Paolo (guardaparco), la destinazione è il casotto delle “Cialme” a oltre 2.300 metri di altezza. Il percorso è molto bello, prima in mezzo al bosco di abeti e larici, poi troviamo prati e rocce fino ad arrivare dove di erba ce n’è poca. Mentre camminiamo vediamo il lago diventare sempre più piccolo e azzurro, come un pezzo di cielo piovuto sulla terra per uno strano movimento Divino. In mezzo ad un prato circoscritto dalle rocce, Paolo ci ha fatto notare la carcassa di un piccolo camoscio. Solo in questi frangenti riesco a respirare a pieni polmoni, a cacciare fuori dalla testa tutti i pensieri, il mare non mi ha mai fatto questo effetto. Camminare in salita costa fatica certo, ma il risultato è molto appagante. In un ora e mezzo arriviamo al casotto, il panorama è semplicemente splendido, ora sono ripagato di tutti disagi per arrivare fino qua, a cominciare dalla preparazione e dalle indecisioni di casa. Ho fatto alcune foto per ogni lato e prospettiva, mentre gli altri ragazzi si rilassavano sulle rocce. Geppo e Claudio trovano il modo di salire sopra al tetto del casotto e da lì sbeffeggiano chi è sotto. Massimo detto il “cuoco ispanico” si cimenta con Paolo nell’arte della cucina e il risultato soddisfa tutti: fusilli al sugo e i panini portati dal rifugio. Dopo pranzo Geppo, Claudio e Emilia ritornano sul tetto del casotto per schiacciare un pisolino, io ne approfitto per leggere il mio libro, Cinzia Barbara Viviana si lanciano nelle braccia di Morfeo; gli altri gironzolano attorno. Dopo poco più di un oretta Cinzia propone di proseguire senza zaini sul sentiero che porta più in alto, a lambire le strutture frangi valanghe. Il vento insiste e il sole picchia duro, ci sono poche nuvole. Rimango sempre più estasiato dal panorama. I più veloci raggiungono in fretta la vetta, gli altri rimangono un po’ distanziati. Una volta raggiunta la cima iniziamo l’osservazione dei camosci nel loro habitat. Continuo a fare foto a tutto spiano, il vento ora si è fatto più forte, sento bruciare le guance a causa del sole. Ci divertiamo a scherzare, Claudio è una vera macchina da risate, Geppo Emilia Sabrina Massimo ci seguono incrementando il divertimento. Barbara pare molto interessata a Paolo, già dai primi momenti si capisce che c’è “feeling”. Mentre noi scherziamo, Barbara rimane con Paolo sopra un costone di rocce a parlare, parlare, parlare, ogni tanto arriva Fulvio a rovinarle l’atmosfera attirando l’attenzione di Paolo. Alle !7:00 Cinzia ci convince a riprendere il cammino, perciò scendiamo al casotto per riprendere gli zaini. Tra il caldo e il vento non so cosa scegliere, tuttavia giungo di sotto in uno stato selvatico. Prendiamo gli zaini, aspettiamo gli ultimi della fila (Barbara, Paolo e ti pareva.., più Fulvio) e ritorniamo giù. Comincio a sentire un certo disagio ai muscoli e ai tendini dei ginocchi, la discesa un ripida mi piace poco preferisco le salite anche spietate. Alle 19:30 siamo di nuovo al parcheggio giù in paese. Passiamo in tabaccheria a comprare cartina e cartoline, dopo di che andiamo nel bar dei genitori di Paolo per la sangria collettiva (io prendo la cioccolata calda, e che altro). La doccia è diventata improrogabile, la cena pure. Nonostante la sgambata abbia sortito effetti rilevanti mi abbandono ad un ballo latino con Emilia, molto comprensiva considerate le mie condizioni di principiante e i muscoli delle gambe non proprio rilassati. Alla fine ho cercato la mia branda con molta bramosia.
18 agosto ’05 giovedì
Una parte al rifugio Leonesi (2.902 metri) , gli altri attorno al lago di Ceresole.
Sveglia strana alle 6:00, bussa energicamente alla porta Valerio il guardaparco che condurrà la camminata fino al rifugio Leonesi. Ieri Cinzia ci aveva proposto di andare appunto al Leonesi oppure sopra al Serrù con un altra spedizione, la cui particolarità era il pranzo con polenta. Alla fine è saltata la polenta ed è rimasta la scalata al Leonesi, perciò era stato deciso di andare tutti.. il brutto tempo inaspettato ha fatto scegliere di limitare la partecipazione ai soli più motivati: prima nessuno, poi solo Cinzia e Fulvio, infine si uniscono anche Geppo e Massimo. Io rimango in branda, nel dormiveglia sicuro della prima notizia, ossia che non andava nessuno. Ci svegliamo ben più tardi, dopo le 9:00, il tempo fuori è pessimo regnano i nuvoloni neri. Durante la colazione decidiamo di uscire comunque, per un giro attorno al lago. Mentre siamo sulla stradina lato francese del lago, inizia a piovere di brutto ma niente paura abbiamo i k-way. Scattiamo qualche foto, in particolare davanti ad una bella cascata, distribuiamo depliant ai turisti. Dopo un oretta che giro con l’impermeabile addosso mi accorgo di essere bagnato fradicio, ho il pile completamente zuppo la pioggia è passata attraverso il k-way, fantastico non c’è che dire. Dopo mezzogiorno affrettiamo il passo verso un rifugio per mangiare qualcosa, ma qualche perplessità ci rallenta. Costeggiamo la diga ma del rifugio di cui ci hanno parlato alcune persone non ce n’è traccia. Dopo varie discussioni, imbocchiamo il sentiero giusto oltre la diga e arriviamo al benedetto rifugio. Siamo entrati con l’esplicito desiderio di mangiare polenta con qualsiasi cosa sopra, purtroppo però la cuoca già alle 13:30 frena i nostri entusiasmi: la cucina sta per chiudere, c’è rimasto poco disponibile. Scegliamo tagliatelle ai funghi, polenta con lo spezzatino, antipasti di affettati e formaggi, braciola e insalata. Un pranzo degno di nota, oltre aver voracemente mangiato le mie tagliatelle (per la cronaca sono molto più buone quelle di mia mamma) mi sono dedicato all’insalata e ai tomini caldi arrivati in estemporanea. Claudio mangia letteralmente come un bufalo dopo una giornata di corsa nella prateria: cinque portate complete più altre due parziali scompaiono nella sua bocca nel giro di pochi istanti. Le battute si sprecano. Quando siamo tutti belli soddisfatti chiediamo il conto, che però non rispecchia quanto realmente consumato... la cameriera ha dimenticato di segnare alcune pietanze. Di questo ci accorgiamo quando ormai siamo fuori, Barbara consiglia vivamente a tutti di accelerare il passo. Continua a piovere, la temperatura non è affatto mite, io intanto ritorno a fare il bagno nel mio k-way, ho lasciato il poncho alla foresteria. Camminiamo in direzione del centro visita del Parco a Ceresole. Molto piccolo e compatto, aperto solo d’estate, il centro visita mi è piaciuto molto per la grande quantità di cose da vedere. E’ un luogo confortevole, accogliente anche se sono rimasto un po’ perplesso a vedere gli animali imbalsamati, mi succede sempre vecchio retaggio di quando ero bambino. Non mi ricordo chi mi ha spiegato che gli animali esposti sono stati trovati già morti dai guardaparco. Quando usciamo dal centro visita riprendiamo il sentiero che costeggia il lago fino al nostro alloggio. Naturalmente lungo il tragitto, non curanti della pioggia, ci fermiamo di frequente a scattare foto di gruppo e a consegnare ai pochi turisti depliant assortiti. Incontriamo l’altro gruppo dopo le 16:00, iniziano le solite bolgie per l’accesso alla doccia d’altronde abbiamo un solo bagno in dieci. La sangria come aperitivo ha riscosso un enorme successo, quindi anche stasera si replica. Cinzia coglie l’occasione che siamo tutti insieme per esporci le attività dei prossimi giorni. La serata continua con biliardo e biliardino, con scontri fuori dal normale. Alle 21:00 la fame incombe, le idee si sprecano ma alla fine decidiamo per la frittata da dieci uova con tutto il possibile dentro; intanto insaccati calabresi e altro ci permettono di ingannare l’attesa. Non contento, dopo la frittata mi dedico alla cioccolata, in modo da riempire quel piccolo ma significativo spazio che rimane sempre a favore del dolce, nel mio collaudato stomaco. Dopo la sostanziosa cena si apre la bisca del tresette, noto gioco di carte che ha già monopolizzato le serate in foresteria. Io però preferirei il maraffone. Mi dileguo in branda dopo il lavaggio denti, mando qualche messaggio agli amici in Romagna e tento di non sentire la confusione che regna in cucina, ben oltre la mezzanotte.
Già oggi posso tirare qualche conclusione: il gruppo è ben assortito, non ci sono divergenze né situazioni negative, viaggiamo bene assieme. La gente del posto comprese le guide e i guardaparco conosciuti sono brave persone, mettono a proprio agio chiunque, la cordialità è di casa tra queste montagne. Considerando poi che a casa continua a piovere a dirotto, beh, penso proprio di avere fatto la scelta giusta questo anno.
19 agosto ’05 venerdì
Un gruppo al rifugio Jervis, un altro sul Sentiero Militare del Re.
Sveglia alle 7:30, il tempo è sufficientemente magnanimo, offre cielo poco nuvoloso. Cinzia, dopo essere passata al piano di sotto, ci avvisa che gli altri inquilini si sono lamentati della nostra confusione della sera prima. Colazione robusta come sempre, preparazione panini e di seguito ci dividiamo in due gruppi: il primo segue la i sentieri sulla vecchia mulattiera militare del Re, mentre il mio si dirige al rifugio Jervis (2.550 metri) sul sentiero n. 530. Il tragitto è molto bello, costeggia il torrente nelle sue evoluzioni tra le rocce. Tronchi cavi, mirtilli e lamponi ravvivano il cammino. Il panorama come sempre ispira bei pensieri. Con me ci sono Barbara, Viviana e Fulvio. Ci fermiamo abbastanza spesso a fare foto e a parlare con i turisti, per lasciare loro i depliant del Parco. Arriviamo tardi al rifugio, sono passate le 13:00, prima di stenderci sul prato cerchiamo di prendere contatto visivo con l’altro gruppo che in linea d’aria è proprio di fronte a noi, sull’altra montagna. Barbara si diverte con binocolo e radio, io invece sento forte la fame e decido unilateralmente di abbandonare i contatti audio visivi con l’altro gruppo. Alla fine riusciamo a strappare anche Barbara e ad arrivare davanti sul prato davanti al rifugio. Fuori i panini, finalmente metto qualcosa nello stomaco. Mentre parliamo e mangiamo, mi godo il panorama. Dopo la sudata della salita il freddo sembra più intenso, le nuvole si abbassano, il vento si fa insistente. A tratti riesco a vedere il ghiacciaio di fronte a noi, ma le nuvole sono dispettose, in compenso le mucche fanno bella mostra di loro. Dopo il lauto pasto Fulvio si addormenta, Barbara e Viviana rimangono nei dintorni del rifugio, io invece mi allontano per fare qualche foto. Costeggio il ruscello e salgo sul costone di rocce verso il ghiacciaio. Incontro due ragazzi che vagabondano, forse cercano un posto appartato, peccato per loro, a queste quote non ci sono boschetti o altro. Finisco il secondo rullino e monto il terzo. Decido di ritornare al rifugio, sul sentiero vedo un viso familiare venirmi incontro: è Cinzia. Appena arrivati a spazio di dialogo mi chiede se ero in giro a fare foto e mi scorta al rifugio, dove mi offre un the caldo assieme agli altri ragazzi. Posso gli occhi sulla maglietta del rifugio, decido di acquistarla. Rimaniamo a parlare ancora per alcuni minuti poi ripartiamo. Cambiamo strada, chiediamo consiglio al gestore del rifugio. Prendiamo il sentiero verso il torrente, dovremo guadarlo. Sentiero impervio ma segnato, ci sono più guadi da passare. Il rumore dell’acqua sulle rocce è assordante, mi ricorda qualcosa ma non riesco a capire cosa nello specifico. Mentre passiamo i vari ruscelli, ci concediamo simpatiche foto alla Indiana Jones. Il sentiero diventa più ripido, è una questione che i miei ginocchi non gradiscono particolarmente. Scendiamo velocemente, ora ci addentriamo nel bosco di larici e abeti bianchi. Alle 17:00 arriviamo sulla strada principale, passando su un bel ponte di legno, ma non mi fanno fare foto perché siamo in ritardo. Pazienza. Saliamo in auto con Cinzia, dobbiamo andare al parcheggio del lago Serrù a incontrare gli altri. Considerato che domenica ci aspetta il servizio di regolamentazione dell’accesso al Colle del Nivolet, Cinzia ci deve fare un briefing su questa attività fondamentale. Mi perdo facilmente qualche periodo della spiegazione, il panorama è bellissimo, nonostante le solite nuvole guastafeste. Cinzia deve più volte bacchettare qualcuno per la confusione, la stanchezza comincia a giocare qualche scherzetto, così almeno ci si scusa. Ritorniamo in auto, Geppo e Claudio giocano con le radio, con il disappunto di Cinzia, ma le risate sono assicurate. Scendiamo a valle per aperitivo (solita sangria, cioccolata calda per me) e solita partita a biliardino. Dopo poco ci raggiunge Paolo il guardaparco. Prima di arrivare al bar eravamo passati in foresteria a lasciare gli zaini, ma uscendo nessuno si era curato di prendere le chiavi. Altro lavoro extra per Paolo. L’incarico di chiamare Paolo è lasciato a Barbara, senza nemmeno farlo apposta. Alle 21:00 passate ritorniamo in foresteria (con le chiavi rimediate da Paolo, mitico), è ora di cena: fagioli al pomodoro con salsiccia, insalata. La mia fame è diventata grande come un bambino di dieci anni, per fortuna si dice “il mare mette appetito”, mah, non mangio mai così tanto quando torno dalla spiaggia. Forse non ho scritto tutto, però ricordo che a cena abbiamo fatto una bella confusione, con Cinzia che si preoccupava di ridurre il fragore delle voci, remore del rimprovero mattutino. Alle 23:00 Claudio, Geppo e Cinzia escono per una passeggiata sotto la luna piena. Io rimango in branda, in compagnia dei miei libri.